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Le città di fondazione

Littoria

Pontinia

Sabaudia

Aprilia

Le città di fondazione nel periodo fascista, ovvero i centri urbani fondati in quell’epoca, hanno delle caratteristiche peculiari legate alle teorie urbanistiche dell’epoca. Riguardano alcune zone del territorio nazionale del Regno d’Italia e delle sue colonie a partire dal 1928, anno di fondazione di Mussolinia, oggi Arborea, e nei territori dell’Impero dopo la sua fondazione (1936).

Tali centri urbani fanno parte del più vasto fenomeno delle bonifiche integrali che videro la realizzazione di un gran numero di nuovi insediamenti. Solo alcuni di questi hanno però il carattere di complessità di centro urbano residenziale. Gli insediamenti avevano spesso modesta estensione territoriale e demografica e uno specifico carattere rurale, e non erano allora assimilabili, sia per dimensioni che per caratteristiche progettuali, ad una città vera e propria, intesa come insediamento urbano intensivo, separato dalla campagna, sede di attività economiche di vario tipo[1], luogo di integrazione, concentrazione ed interrelazione tra varie funzioni ed istituzioni.[2] La più frequente tipologia insediativa corrispondeva infatti ad un centro di servizi posto all’interno di un’area d’insediamento agricolo sparso, in cui le case rurali sono poste direttamente sull’appezzamento agricolo assegnato alla famiglia colonica. Il centro di aggregazione non aveva carattere residenziale, ma comprendeva edifici pubblici (chiesa, casa del fascio, ambulatorio, a volte municipio, caserma della milizia e scuola) e servizi (consorzio agrario, spaccio, barbiere, locanda), organizzati intorno ad una piazza o ad un asse viario. La consolidata definizione di “città di fondazione”[3], non comprende quindi, anche alla luce di recenti studi, riscoperte e pubblicazioni[4], la complessità ed il gran numero di urbanizzazioni di varia tipologia insediativa programmate nel contesto di pianificazione territoriale ed agricola di più ampia scala della “bonifica integrale” che prevedeva la bonifica idrica o il disboscamento di aree vaste, la suddivisione del territorio agricolo in appezzamenti podarili e l’infrastrutturazione del territorio.

Fecero eccezione alcune città fondate nel Lazio, come Littoria, poste all’interno di una vasta area d’insediamento (Agro Pontino) che necessitava di servizi di maggior scala, ed altre in Sardegna come Carbonia, sorte per finalità diverse da quelle agricole.

Il popolamento delle nuove città veniva pianificato in ragione delle dimensioni dell’area e della funzione produttiva principale per essa prevista. Per le aree rurali si parla di “colonizzazione”, specialmente nel caso di aree paludose bonificate o di ex latifondi, appoderate secondo il modello “a poderi diffusi”: queste nuove aree rurali furono popolate principalmente da cittadini provenienti da zone dell’Italia settentrionale caratterizzate da un’agricoltura tradizionale più avanzata, ma depresse dalla crisi economica: in particolare da Friuli, Veneto, Emilia, Romagna e Marche; v’erano però anche famiglie autoctone o prossime dell’area appoderata, come accadeva in modo particolare per le bonifiche dell’Italia meridionale, ossia del foggiano, del Metapontino e del latifondo siciliano.

Le bonifiche integrali attuate nel Lazio e, soprattutto, nell’Agro Pontino, rappresentarono un momento importante nella politica economica e nella propaganda del regime. Le attività di bonifica proseguivano analoghe iniziative avviate già sotto il governo Nitti. L’attività insediativa comprese anche centri urbani importanti (Littoria (poi Latina), Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontinia e Guidonia) sorti senza un ordine prestabilito, ma piuttosto seguendo le esigenze che man mano ponevano la bonifica, l’infrastrutturazione e l’insediamento agricolo. Altri centri importanti furono Colleferro (1935) e San Cesareo (1928). Tuttavia la maggior parte dei nuovi nuclei d’insediamento fu costituita da piccoli centri di servizio a cui facevano capo le aree agricole appoderate. Numerosi furono invece i centri minori, oggi piccole frazioni abitate ed all’epoca centri di servizio per le attività rurali. Si riporta un elenco non esaustivo di tali insediamenti, recentemente oggetto di riscoperta storica e culturale.

La bonifica dell’Agro Pontino rappresentò un momento importante nella politica economica e nella propaganda del regime. Le attività di bonifica proseguivano analoghe iniziative cominciate sotto il governo di Francesco Saverio Nitti. Le città edificate nell’Agro Pontino furono cinque[14]: Littoria (poi Latina), Sabaudia, Pomezia, Aprilia e Pontinia e sorsero senza un ordine prestabilito, piuttosto seguendo le esigenze che ponevano la bonifica, la creazione delle infrastrutture e l’insediamento agricolo. Ad esse possiamo aggiungere Guidonia nell’Agro romano e Colleferro sorta per motivi produttivi industriali. Da notare che i centri urbani sorsero per evidenti esigenze infrastrutturali e nonostante una certa resistenza dello stesso Mussolini che preferiva chiamarli centri comunali e non “città”, a causa dell’ideologia “ruralista” ed antiurbana che improntava la politica fascista di quegli anni.[16]

    Littoria, ora Latina (capoluogo comunale e provinciale) fu fondata nel 1932 come un modesto centro per 5000 abitanti ed inaugurata nel dicembre dello stesso 1932 con un discorso di Mussolini in cui pronunciò il famoso slogan: “l’aratro traccia il solco, ma è la spada che lo difende”. Nello stesso discorso Mussolini stesso annunciò che Littoria si sarebbe sviluppata ulteriormente fino a raggiungere 500.000 abitanti e diventare il centro dell’Agro Pontino e nuova provincia e che sarebbero sorti altri centri urbani.

    Sabaudia, fu fondata nel 1934, sul litorale, per diventare il centro di un’altra area della bonifica. Fu realizzata secondo un piano più moderno rispetto a Latina ed ha sempre goduto di miglior letteratura negli studi storico-urbanistici.

    Pontinia, progettata dall’ufficio tecnico dell’ONC al centro della zona sud-ovest della bonifica, fu rapidamente realizzata tra il 1934 ed il 1935. Presenta dimensioni modeste e una struttura molto semplificata con un centro cittadino ed un’area residenziale di 3.000 abitanti, in uno schema ortogonale che segue il tracciato reticolare della bonifica e assi diagonali che penetrano verso le piazze centrali.

    Aprilia, 1935